I guru in Italia, come rovinare una community

Purtroppo il post di Antonio Fullone non è più raggiungibile

Vorrei condividere con voi questo post scritto da Antonio Fullone che lascia trasparire con una certa veemenza la rabbia che prova verso la “community” italiana dei web designer, lui stesso lo definisce il post più duro della sua carriera.

Devo ancora bene farmi un idea su questo argomento, non ho in effetti lasciato neanche un commento a questo post, non so ancora bene cosa pensare ma mi sembrava importante comunque a prescindere dal proprio pensiero o dal proprio punto di vista. Sicuramente è una discussione calda è sarebbe interessante assistere a degli sviluppi.

Magari quando avrò maturato la mia idea al riguardo scriverò un post. Buona lettura.

I guru in Italia, come rovinare una community

2 thoughts on “I guru in Italia, come rovinare una community

  1. Purtroppo il panorama informatico italiano non ha mai brillato per la sua eccellenza, nè per i suoi contenuti, nè certamente per la sua innovazione. Ed in particolare la blogosfera italiana fa pena. Più ci si addentra in argomenti “articolati” (o meglio, tecnici), più ci si rammarica di non sapere l’inglese. Certo, perchè chi l’inglese lo sa, non perde tempo a cercare le informazioni in italiano.
    Il fenomeno guru. Guarda, ti dirò. Di pseudoguru ne vedo a bizzeffe, e spesso amavo fargli fare la figura che meritano, ma alla fine… nulla ci guadagno e neppure ne val la pena. Resteranno comunque quel che sono, nè hanno intenzione di migliorarsi.
    Personalmente ho due blog: uno per gli sfoghi personali, ed uno per attività un tantino più serie. Gli sfoghi personali sono in italiano ovviamente, ma per quel che riguarda cose serie, non ho avuto dubbi: inglese. Perchè? E beh, visto che il mondo parla in inglese oggi, e che i contenuti li si trova in inglese… non c’è minimamente da riflettere.
    Personalmente, se cerco qualcosa, cerco di stare quanto più alla larga possibile da progetti italiani, programmatori italiani, codice italiano… dagli americani chiamato non a caso “spaghetti coding”.
    La tecnologia in mano ai porci. E non è questione di considerare “di serie B” un programmatore italiano, no, è che se un programmatore italiano è bravo, è assai probabile che scriva in inglese. E questo ovviamente è ampliabile e generalizzabile con qualunque branca dell’informatica… dal webdesigner al webmaster, passando per programmatori e sistemisti. Cani e porci. In azienda ho avuto modo di selezionare i laureati; molti di questi avevano un voto tra 100 e 110. Molte bestie.
    In italia manca lo sviluppo, la spinta a migliorare, la spinta all’innovazione, la spinta a *progredire*. E questi sono i risultati. Certo non è colpa del programmatoruncolo che fa le cose arrangiandosi, quanto del cliente che, inesperto e probabilmente ignorante in materia, accetta il lavoro ottenuto. Per lui basta che “il sito è bello”. Magari con un’animazione in flash di introduzione che nessuno guarderà mai e che fa molto anni 90. Questo è il problema.
    Non vi sta bene? E’ il cliente che paga. E’ lui che decide. E’ lui che vuole l’animazione in flash.
    Non vi sta bene? Andatevene altrove.
    Personalmente non ho alcuna intenzione di fare don Quixote e combattere contro i mulini a vento, che lo facciano i clienti, che siano loro ad evolversi per prima. Certo non devo essere io ad insegnare ai clienti il mio lavoro. Punto.
    E gli pseudoguru… che prosperino nel fango, contenti loro…

    “Uno dei tanti… che andrà in un paese in cui lo sviluppo è assai più sentito”

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