Art. 21 bis – Internet promotore di democrazia

IN dicembre è stato presentato un disegno di legge per introdurre l’articolo 21-bis sul diritto di accesso ad internet nella nostra costituzione. La proposta coofirmata da una ventina di parlamentari (purtroppo per ora non bi-partisan) nasce dall’intervento di Stefano Rodotà all’internet governance forum italia.

In questa occasione il giurista Rodotà ha avanzato la proposta di inserire nella costituzione italiana l’articolo così formulato:

Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale.

27 parole prodotte dopo un lungo lavoro iniziato su invito di Riccardo Luna (direttore di Wired Italia e già redattore capo de La Repubblica) ideatore della candidatura di Internet al nobel per la pace.

Internet promotore di democrazia

I recenti avvenimenti in nord Africa e quello che ormai accade da molti anni in Cina, e altre decine di casi ci fanno capire come internet sia diventato oltre che uno strumento di sviluppo economico anche un indispensabile mezzo di comunicazione per favorire la libertà d’espressione soprattutto in occasione di dittature palesi e di quelle travestite da democrazia. Più in piccolo il web è un ottimo strumento per la raccolta di pensieri comuni, per l’organizzazione di manifestazioni (vedi famoso popolo viola nato su facebook), per la denuncia di scandali e per lo scambio di idee politiche.

Scritta comparsa sui muri della protesta in Egitto

Scritta comparsa sui muri della protesta in Egitto. Wired.it

Fortunatamente la nostra costituzione già sancisce e protegge la libertà di comunicazione anche in internet infatti l’articolo 21 della costituzione recita: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La necessità di inserire internet nella costituzione nasce da nuove esigenze.

Con l’avvento della banda larga a basso costo e della sua diffusione, come spiega Rodotà, internet è il più grande spazio pubblico al mondo e si tratta di un vero e proprio promotore di democrazia. Adesso chi non ha accesso ad internet si trova in stato di svantaggio per l’espressione dei propri diritti e per le minori possibilità di sviluppo e di crescita pertanto internet deve diventare un diritto per tutti e bisogna favorirne il più possibile la parità di accesso.

Questo disegno di legge a parere mio è un’ottima proposta che aggiunge più valore alla nostra già bellissima costituzione ed è una cosa molto diversa che andarci a mettere le mani, come qualcuno vorrebbe, per modificare parti già presenti come l’articolo 1.

Privacy

Tutti la vogliono pochi agiscono veramente per averla.

Internet, oltre alla paura della censura e della limitazione da parte di chi detiene il potere, suscita un’altra paura, la paura della violazione della privacy. Per approfondire questo argomento ci vorrebbe troppo tempo, voglio solo dire una cosa. Molti utenti di internet pubblicano su Facebook tutti i loro dati corredati da decine di foto private, accettano in una miriade di siti vari regolamenti sulla privacy spuntando la casella apposta senza neanche leggerli, poi si lamentano della privacy. Di esempi di comportamenti irresponsabili me ne vengono in mente a decine: mandare numeri di carte di credito in form non crittografati o peggio per email, consentire ad applicazioni terze l’accesso a facebook o twitter con i tuoi dati ecc ecc

Secondo me se uno vuole veramente ottenere riservatezza deve pensarci su 5 volte prima di dare qualunque proprio dato a chiunque, poi ovvio che la legge dovrà proteggere i casi di vera e propria invasione della sfera privata. Ma anche qua ci sono numerose pecche.

Da una parte c’è l’utente che vuole la privacy ma non fa nulla per averla e dall’altra la legge italiana piena di incongruenze e arretratissima per la sicurezza della privacy nella tecnologia. Per esempio un servizio di hosting (come Aruba) per ogni sito che ospita deve per legge registrare gli accessi (log di ogni IP con dati temporali) a quel sito, però sempre per legge dovrebbe ad ogni utente di cui registra l’accesso chiedere di firmare una liberatoria. Immaginate voi se dovessero veramente applicare una cosa del genere.

Approfondimenti

Se vi interessa l’argomento vi consiglio la lettura di “Internet è un dono di Dio”, il libro curato da Riccardo Luna è nato dalla campagna Internet for Peace Nobel. Il titolo è una citazione del premo nobel 2010 Liu Xiaobo e contiente 10 storie che spiegano perché Internet è arma di costruzione di massa e nove interventi di governanti, politici, scienziati, artisti che spiegano la rivoluzione pacifica di Internet. Il ricavato del libro sarà devoluto all’associazione One laptop for child. Potete trovarlo a 23€ sul sito di Skira (l’editore) oppure a 26€ (ma costa meno la spedizione) su Amazon.it (con questo link il 10% andrà al mio sito, ma non un cent in meno all’associazione)

Su Repubblica.it vi conisiglio la lettura di “Social web e rivolte popolari tecnologia abbatte censura” parla di vari recenti casi in cui Internet è stato strumento di libertà d’espressione.

Su Wired.it vi consiglio il video dell’intervento di Rodotà all’internet Governance Forum di Roma.

Su InternetCostituzione.it trovate la petizione per inserire internet nella costituzione.

Su questa pagina del Senato e qui sotto trovate il disegno di legge: